Con l’autunno alle porte e le bollette del gas ancora gonfiate dalla crisi di Hormuz, torna d’attualità un indicatore che Eurostat usa per misurare la povertà energetica: la quota di persone che vivono in famiglie che non riescono a mantenere la casa adeguatamente calda. In Italia, nel 2025, è l’8,6%, in linea con la media dell’Unione (8,8%).
La geografia europea della povertà energetica sorprende: le quote più alte non sono nei Paesi più freddi, ma in quelli con case poco isolate e redditi bassi. In testa ci sono Grecia (18,1%), Lituania (16,7%), Bulgaria (16,1%), Spagna (15,9%) e Portogallo (15,6%). In Finlandia la quota è del 2,6%.
Il lungo miglioramento italiano, e i suoi limiti
Dieci anni fa la situazione italiana era molto peggiore: nel 2015 non riusciva a scaldare adeguatamente la casa il 17,0% della popolazione, quasi il doppio della media europea. Il calo è stato rapido fino al 2020 (8,3%) e da allora il dato oscilla tra l’8 e il 9,5%, con un picco nel 2023, dopo la crisi del gas del 2022.
Il dato medio nasconde però una frattura sociale: tra le persone a rischio di povertà la quota è al 20,9%, in aumento dal 18,4% del 2024. Una persona a rischio di povertà su cinque vive in una casa troppo fredda.
L’inverno 2026-2027
L’indagine 2025 non incorpora ancora l’aumento dei prezzi del 2026. Se le tariffe del gas resteranno sopra i livelli del 2025 durante la stagione termica, il rischio è che la quota torni verso i valori del 2023. Bonus sociali, efficientamento energetico delle case popolari e interventi mirati sulle famiglie vulnerabili sono gli strumenti che hanno funzionato nella crisi del 2022; il tempo per attivarli, prima dell’accensione dei riscaldamenti, è poco.