Per molti è la settimana più attesa dell’anno. Per un italiano su tre, però, non è nemmeno un’opzione. Secondo l’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC), nel 2025 il 35,7% della popolazione italiana vive in una famiglia che non può permettersi una settimana di vacanza all’anno lontano da casa. La media dell’Unione è il 27,5%.
L’Italia è 5ª su 27 in questa graduatoria della deprivazione, peggio di Spagna (32,2%) e Portogallo (33,1%) e lontanissima da Germania (20,9%) e Francia (23,2%). Solo in Romania (61,4%), Grecia (46,6%), Bulgaria e Ungheria (39,1%) la quota è più alta.
Il miglioramento si è interrotto
Nel 2015 la quota italiana era al 47,3%: in dieci anni è scesa di oltre dieci punti, fino al minimo del 31,4% nel 2024. Il 2025 segna un’inversione: +4,3 punti in un anno, mentre la media europea resta sostanzialmente stabile. Per le famiglie a rischio di povertà la quota sale dal 56,0% al 63,2%.
L’indagine 2025 è stata condotta prima della crisi energetica del 2026 e non ne incorpora gli effetti. È plausibile che la rilevazione del prossimo anno registri un ulteriore peggioramento, visto il peso crescente delle spese obbligate — energia, trasporti, casa — sui bilanci familiari.
Non solo un indicatore di povertà
La vacanza è uno degli indicatori con cui l’Unione misura la deprivazione materiale: non un bene di lusso, ma un segnale della capacità di una famiglia di sostenere spese non essenziali. Il dato italiano ha anche una lettura territoriale: le rilevazioni ISTAT per ripartizione mostrano quote molto più alte nel Mezzogiorno, dove la stessa assenza di spesa turistica delle famiglie residenti pesa sull’economia locale.