Il secondo trimestre del 2026, quello in cui la crisi di Hormuz ha pesato per intero, si chiude con un risultato migliore delle attese a livello europeo. Secondo la stima preliminare Eurostat, il PIL dell’Unione è cresciuto dello 0,7% sul trimestre precedente. Anche questa volta, però, il dato aggregato è distorto dall’Irlanda (+10,2%): escludendola, la crescita europea si avvicina a quella dei grandi Paesi.
L’Italia cresce dello 0,2%, in rallentamento dallo 0,3% del primo trimestre. Resta ferma la Francia (0,0%), mentre la Germania (+0,3%) e soprattutto la Spagna (+0,7%) confermano la loro tenuta. Su base annua, il PIL italiano è più alto dell’1,0% rispetto al secondo trimestre 2025, come quello tedesco; la Spagna è al +2,6%.
Un’economia che non cade, ma non corre
L’Italia attraversa la crisi energetica senza recessione, un risultato non scontato per un Paese così dipendente dalle importazioni di energia. Il rovescio della medaglia è che la crescita resta modesta: dal 2024 il PIL italiano non ha mai superato lo 0,3% a trimestre. Il PNRR, entrato nell’anno finale, sostiene gli investimenti pubblici; i consumi delle famiglie, invece, sono frenati da un’inflazione tornata intorno al 3%, spinta dall’energia.