La crisi demografica non è più un problema italiano: è europeo. I dati Eurostat sul 2024 dicono che nell’Unione ogni donna mette al mondo in media 1,34 figli, il valore più basso mai registrato. Nel 2008 erano 1,57. Per mantenere stabile una popolazione senza migrazioni ne servirebbero circa 2,1.
L’Italia è a 1,18, alla pari con l’Estonia. Fanno peggio soltanto Malta (1,01), Spagna (1,10), Lituania (1,11) e Polonia (1,14). In testa, con valori comunque lontani dal ricambio, Bulgaria (1,72) e Francia (1,61).
Il crollo francese
Il dato più sorprendente riguarda la Francia, per anni l’eccezione europea grazie a un sistema di sostegno alle famiglie considerato un modello. Nel 2008 era a 2,01 figli per donna, sostanzialmente al livello di ricambio; nel 2024 è scesa a 1,61. Anche la Germania, che tra il 2015 e il 2021 aveva visto una ripresa fino a 1,58, è tornata a 1,36.
L’Italia, invece, non ha mai conosciuto riprese: da 1,44 nel 2008 a 1,18 nel 2024, con un calo quasi ininterrotto. Il risultato è una piramide dell’età sempre più sbilanciata: meno donne in età fertile oggi significa meno nascite domani, anche se la fecondità dovesse risalire.
Cosa possono fare le politiche
La letteratura concorda su un punto: non esiste una singola misura capace di invertire la tendenza. Bonus alla nascita e assegni hanno effetti modesti e spesso temporanei; contano di più la stabilità del lavoro dei giovani, l’accesso alla casa, la disponibilità di servizi per l’infanzia e la condivisione dei carichi di cura tra i genitori. Per i comuni, che gestiscono asili nido e servizi educativi, il tema non è astratto: la programmazione dei servizi deve fare i conti con classi sempre meno numerose.