Il turismo internazionale in Italia ha chiuso il 2025 con un nuovo record. Secondo i dati Eurostat sulle presenze nelle strutture ricettive (alberghi, strutture extralberghiere e campeggi), i turisti non residenti hanno trascorso nel nostro Paese 301,6 milioni di notti: erano 253,9 milioni nel 2024 e 220,7 nel 2019, l’ultimo anno prima della pandemia.
Anche il turismo interno cresce, ma molto meno: 233,8 milioni di notti di residenti, poco più dei 216,1 del 2019. Il sorpasso, avvenuto per la prima volta nel 2017, si è trasformato in distacco: oggi gli stranieri valgono il 56% delle presenze turistiche italiane.
L’Italia seconda in Europa
Nel confronto europeo l’Italia è seconda, dietro la Spagna (328,9 milioni di notti di non residenti) e con un distacco ampio sulla Francia (150,8 milioni) e sulla Grecia (131,1). Insieme, Spagna e Italia raccolgono circa il 41% di tutte le notti trascorse da turisti stranieri nelle strutture ricettive dell’Unione.
Crescere senza consumare
Un record di presenze non è automaticamente un buon risultato per i territori. La crescita si concentra in poche città d’arte e località costiere, con effetti noti su affitti, servizi e qualità della vita dei residenti. La sfida per le amministrazioni è misurare non solo quanti turisti arrivano, ma dove e quando: la destagionalizzazione e la distribuzione dei flussi verso le aree interne valgono quanto il totale. Il 2026 si apre inoltre con un’incognita nuova: l’aumento dei prezzi di carburanti e voli legato alla crisi energetica.