Le famiglie italiane hanno reagito alla crisi energetica prima ancora che le bollette arrivassero. L’indicatore di fiducia dei consumatori calcolato dalla Commissione europea — la differenza tra risposte positive e negative su situazione economica, finanze familiari e intenzioni di spesa — è sceso a marzo a -20,1, dal -15,1 di febbraio: un calo di 5,0 punti in un mese.
Il peggioramento è europeo: l’Unione passa da -12,2 a -15,8, la Germania da -11,0 a -13,5, la Francia da -14,2 a -17,1. Ma l’Italia parte da un livello già più basso e ci arriva con la caduta più ampia tra i grandi Paesi.
Un déjà-vu di aprile 2025
Non è la prima volta che la fiducia italiana cade bruscamente. Ad aprile 2025, dopo l’annuncio dei dazi statunitensi, l’indicatore era sceso a -18,8. Allora il recupero era stato rapido. La differenza, oggi, è la natura dello shock: i dazi colpivano le aspettative sulle esportazioni, il petrolio colpisce direttamente il bilancio familiare, attraverso carburanti, riscaldamento e — con qualche mese di ritardo — alimentari.
Perché conta
La fiducia anticipa i consumi. Con un saldo intorno a -20 le famiglie tendono a rinviare gli acquisti di beni durevoli e ad aumentare il risparmio precauzionale. Per l’economia italiana, in cui i consumi delle famiglie valgono circa il 60% del PIL, il dato di marzo è il primo segnale che lo shock energetico può trasformarsi in un rallentamento della domanda interna. La tregua annunciata l’8 aprile potrebbe attenuare il pessimismo, ma lo Stretto resta di fatto chiuso: il dato di aprile dirà se si è trattato di uno shock temporaneo.