Il 2025 segna un’inversione netta nei flussi di richiedenti asilo verso l’Europa. Secondo i dati annuali Eurostat, i cittadini extra-UE che hanno presentato per la prima volta una domanda di protezione internazionale nei 27 Paesi membri sono stati 671.895, contro 912.425 nel 2024 e oltre un milione nel 2023: un calo del 26% in un anno.
La geografia, però, è cambiata. La Germania, per un decennio prima destinazione europea, scende a 113.170 domande (erano 329.035 nel 2023). Oggi il primo Paese per nuove richieste è la Spagna con 141.035, seguita dall’Italia con 128.655 e dalla Francia con 116.370.
Dieci anni di domande: la Germania non è più il centro
La serie dal 2015 mostra quanto sia cambiato il quadro. Nel picco del 2016 la Germania da sola raccoglieva 722.270 domande, il 62% del totale europeo. Nel 2025 ne raccoglie il 17%. L’Italia ha seguito un andamento a onde: il massimo di 126.550 nel 2017, il minimo di 21.330 nell’anno della pandemia, il nuovo massimo di 151.120 nel 2024 e un calo del 15% nel 2025.
Il peso sulle amministrazioni
Dietro questi numeri c’è un carico amministrativo concreto: commissioni territoriali, prefetture, centri di accoglienza, comuni. Una domanda presentata oggi in Italia richiede in media molti mesi per una decisione in primo grado, e il calo delle nuove domande è l’occasione per ridurre l’arretrato. Con l’entrata in applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, prevista per giugno 2026, procedure di frontiera e meccanismi di solidarietà tra Stati cambieranno di nuovo le regole del gioco.