Il mercato del lavoro giovanile italiano chiude il primo mese del 2026 con un segnale incoraggiante. Secondo le stime mensili destagionalizzate di Eurostat, a gennaio il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni è sceso al 18,5%, contro il 20,5% di un anno prima e il 22,6% di gennaio 2023.
Nello stesso periodo la media dell’Unione europea è salita: dal 14,2% di inizio 2023 al 15,4%. Il risultato è che la distanza tra Italia e UE, che tre anni fa superava gli 8 punti, oggi è di 3,1 punti.
Un avvicinamento a due velocità
Il confronto con i grandi Paesi europei racconta dinamiche diverse. La Spagna, storicamente il caso peggiore, scende dal 29,5% al 24,0%. La Francia fa il percorso opposto: dal 16,8% al 21,1%, con un peggioramento marcato dall’autunno 2025. Anche la Germania, con il suo sistema duale di formazione, vede salire la disoccupazione giovanile dal 5,8% al 7,4%, segno di una manifattura in difficoltà.
Per l’Italia il calo della disoccupazione giovanile va però letto con prudenza. Il tasso misura chi cerca lavoro, non chi ha smesso di cercarlo: una parte del miglioramento riflette la riduzione della popolazione giovane e la bassa partecipazione al mercato del lavoro, che resta tra le più basse d’Europa. La serie mensile italiana, inoltre, è volatile: oscillazioni di un punto da un mese all’altro sono frequenti.
Cosa guardare nei prossimi mesi
Lo shock energetico legato alla crisi nello Stretto di Hormuz, iniziata a fine febbraio, è il primo vero test per questa tendenza. I giovani sono i primi a essere esclusi quando le imprese rinviano le assunzioni: se i rincari di energia e trasporti dovessero raffreddare turismo e servizi — i settori che più assumono under 25 — la discesa potrebbe interrompersi già in primavera.