Ad agosto 2026 il tasso di disoccupazione in Italia è salito al 6,2%, dal 6,0% di giugno e luglio e dal 5,6% di maggio. A gennaio era al 5,5%, il valore più basso della serie mensile Eurostat, che per l’Italia parte dal 1983. In sette mesi il tasso ha quindi recuperato 0,7 punti, e quasi tutto l’aumento si è concentrato nell’estate.
Secondo le stime Eurostat aggiornate l’8 ottobre, i disoccupati in Italia sono 1 milione 591 mila: 159 mila in più rispetto a maggio e 128 mila in più rispetto ad agosto 2025. Nello stesso periodo il tasso dell’area euro è rimasto quasi fermo, al 6,4%, e quello dell’Unione europea al 6,1%.
Il vantaggio sull’area euro si riduce
Per l’Italia è un cambio di direzione rispetto agli ultimi anni. All’inizio del 2019 la disoccupazione italiana era al 10,3%, oltre due punti e mezzo sopra la media dell’area euro (7,8%). Da allora il divario si è chiuso progressivamente e, da giugno 2025, il tasso italiano è stabilmente sotto quello dell’area euro. A gennaio di quest’anno la distanza era di 0,8 punti (5,5% contro 6,3%); ad agosto si è ridotta a 0,2 punti (6,2% contro 6,4%).
Negli altri grandi Paesi le tendenze sono più lente. La Spagna continua a scendere e arriva al 10,0%, mezzo punto in meno in un anno. La Francia è salita dal 7,8% all’8,2% in dodici mesi, la Germania dal 3,8% al 4,0%. Sono aumenti graduali, distribuiti su tutto l’anno; in Italia, invece, la variazione si è concentrata tra maggio e agosto.
In Europa, tra gli aumenti più ampi
Su base annua, l’aumento italiano di 0,5 punti è il quinto più ampio dell’Unione, dopo quelli di Lussemburgo e Malta (+0,9), Estonia (+0,8) e Austria (+0,7). Nella media europea la variazione è di appena un decimo di punto, sia nell’UE sia nell’area euro. In dodici Paesi la disoccupazione è scesa o rimasta stabile, con la Grecia in testa (−1,4 punti, al 7,4%), seguita da Lituania (−0,8) e da Croazia, Danimarca e Slovenia (−0,6).
Anche in valore assoluto il peso dell’Italia è evidente. Nell’area euro i disoccupati sono aumentati di 267 mila in un anno, a 11 milioni 357 mila: i 128 mila in più registrati in Italia valgono quasi la metà di questo aumento. Con il 6,2% l’Italia resta comunque a metà classifica: undicesima su 27 per livello del tasso, sotto la Francia (8,2%), la Spagna (10,0%) e la Finlandia (9,9%), ma sopra la Germania (4,0%) e i Paesi Bassi (4,0%).
Giovani e donne, gli aumenti maggiori
L’aumento riguarda tutti i gruppi, ma con intensità diverse. Tra gennaio e agosto la disoccupazione degli uomini è passata dal 5,1% al 5,7%, quella delle donne dal 6,0% al 6,8%. Il tasso femminile è così tornato sopra la media dell’area euro (6,7%), mentre quello maschile resta sotto (6,2%).
Il movimento più forte riguarda i giovani. Tra i ragazzi sotto i 25 anni la disoccupazione era scesa al 17,7% a maggio, e ad agosto è risalita al 20,3%: 2,6 punti in tre mesi. Nell’area euro il tasso giovanile è al 15,0%, in lieve calo rispetto all’inizio dell’anno. La distanza tra Italia ed Europa, che a maggio si era ridotta a 2,5 punti, è tornata a 5,3 punti.
Cosa dice, e cosa non dice, il dato
Il dato mensile va letto con prudenza. Le stime italiane, prodotte dall’ISTAT sulla base della rilevazione sulle forze di lavoro, oscillano molto da un mese all’altro e vengono spesso riviste; quelle sui giovani, basate su campioni più piccoli, sono ancora più variabili. Un singolo mese non basta a parlare di inversione di tendenza. Tre mesi consecutivi di aumento, con un salto di oltre mezzo punto, sono però un segnale da seguire.
Il tasso di disoccupazione, inoltre, non dice da solo se il mercato del lavoro si stia indebolendo. Può salire perché si perdono posti di lavoro, ma anche perché più persone, prima inattive, tornano a cercare un impiego. Per capire quale dei due effetti prevalga serviranno i dati su occupati e inattivi e i prossimi aggiornamenti mensili, a partire da quello di settembre. Il contesto, comunque, non aiuta: nei mesi segnati dallo shock energetico la produzione industriale italiana è rimasta debole e la crescita del PIL ha rallentato.