Prima che la crisi nello Stretto di Hormuz facesse ripartire i prezzi dell’energia, le bollette elettriche delle famiglie europee si erano stabilizzate. Secondo i dati semestrali Eurostat, nella seconda metà del 2025 una famiglia con consumi tra 2.500 e 5.000 kWh l’anno pagava in media nell’Unione 29,0 centesimi per ogni kWh, tasse e oneri inclusi.
In Italia il prezzo era di 29,7 centesimi, in calo dai 32,9 del primo semestre e ben lontano dal picco di 37,8 del primo semestre 2023. L’Italia è 7ª su 27 per prezzo, lontana da Irlanda (40,4) e Germania (38,7), ma molto più cara di Francia (25,6) e Spagna (26,7).
Il peso del gas nel prezzo italiano
Il prezzo dell’elettricità in Italia è strettamente legato a quello del gas, che resta la fonte che più spesso determina il prezzo all’ingrosso sulla borsa elettrica. È il motivo per cui la crisi del 2022 ha colpito le bollette italiane più di quelle francesi (nucleare) o spagnole (rinnovabili e un meccanismo temporaneo di tetto al prezzo del gas). Ed è il motivo per cui i dati del primo semestre 2026, che Eurostat pubblicherà in autunno, registreranno quasi certamente un nuovo aumento: nelle prime settimane della crisi di Hormuz il prezzo del gas europeo è arrivato quasi a raddoppiare.
Cosa aspettarsi
Per le famiglie con contratti a prezzo variabile l’aumento dei costi all’ingrosso si trasferisce in bolletta nel giro di uno o due mesi; per chi ha un contratto a prezzo fisso l’impatto arriva al rinnovo. La fine della guerra, siglata il 17 giugno, allenta la pressione sui mercati, ma la normalizzazione dei flussi di gas naturale liquefatto dal Golfo richiederà tempo.