andreatroisi.it troisiricerche.net ITP Mappatura delle Competenze Registro delle Competenze CustomerPA BenessereOrg. Formazione TIP TroisiInsight DigitalizzazionePA Dibattito Pubblico VoiceInHub Governance Fin. Internazionalizzazione BDG
Analisi Dashboard Report Territori & PA Archivio Chi siamo Newsletter →
LinkedIn YouTube
Settimana 40 · Settembre 2026

Salari orari, l’Italia torna sotto l’inflazione: +2,1% contro il 3,0%. In cinque anni −7,1% reale

Nel secondo trimestre 2026 il costo orario del lavoro in Italia cresce del 2,2%, contro il 3,2% dell'UE, e le retribuzioni orarie (+2,1%) tornano sotto l'inflazione (3,0%) per la prima volta da metà 2023. Dal 2021 il loro potere d'acquisto è sceso del 7,1%, il calo più ampio tra i Paesi UE con dati disponibili.

Nel secondo trimestre del 2026 il costo orario del lavoro in Italia è cresciuto del 2,2% rispetto a un anno prima, contro il 3,2% dell’Unione europea e il 3,1% dell’area euro. Le stime Eurostat pubblicate a metà settembre collocano l’Italia nella parte bassa della classifica: tra i 26 Paesi con dati disponibili solo la Romania (1,8%), la Francia e il Lussemburgo (entrambi al 2,1%) fanno meno.

Il dato pesa di più perché arriva nel trimestre in cui lo shock energetico ha riportato l’inflazione italiana al 3,0%. La componente salariale del costo del lavoro, le retribuzioni lorde per ora lavorata, è salita del 2,1%: per la prima volta dal terzo trimestre del 2023 i salari orari crescono meno dei prezzi.

+2,2%Costo orario del lavoro in Italia, II trim. 2026 su II trim. 2025 (UE: +3,2%)
+2,1% vs 3,0%Retribuzioni orarie e inflazione in Italia nel II trimestre 2026
−7,1%Retribuzioni orarie reali in Italia, II trim. 2021 – II trim. 2026
Costo orario del lavoro, secondo trimestre 2026
Variazione % sullo stesso trimestre del 2025, totale economia esclusa agricoltura e PA domestica; dati corretti per i giorni lavorativi
ItaliaMedia UE / area euroAltri

0246810Bulgaria9,9Lituania9,6Croazia9,4Ungheria7,8Slovenia7,0Estonia6,5Cechia5,6Portogallo5,4Polonia4,7Lettonia4,5Spagna4,3Irlanda4,1Grecia3,9Cipro3,8Danimarca3,6Finlandia3,5Austria3,4UE-273,2Area euro3,1Paesi Bassi3,1Germania3,0Slovacchia2,8Svezia2,6Malta2,5Italia2,2Francia2,1Lussemburgo2,1Romania1,8

Fonte: Eurostat, dataset lc_lci_r2_q. Belgio non disponibile. Elaborazione: Andrea Troisi · TroisiInsight · Troisi Ricerche.

Un trimestre sotto la media europea

La crescita del costo del lavoro è più forte nei Paesi dell’Europa centro-orientale, dove i livelli salariali di partenza sono più bassi: Bulgaria (9,9%), Lituania (9,6%) e Croazia (9,4%) guidano la classifica. Tra le grandi economie la Spagna segna il 4,3%, la Germania il 3,0%, la Francia il 2,1%.

In Italia le due componenti dell’indice si muovono in modo simile: le retribuzioni orarie crescono del 2,1%, i costi non salariali (in gran parte contributi sociali a carico dei datori di lavoro) del 2,5%. Nell’area euro gli stessi valori sono 3,0% e 3,2%. Il rallentamento italiano è netto rispetto al primo trimestre, quando le retribuzioni orarie erano cresciute del 2,7%, e ancora di più rispetto al 2024, quando avevano toccato il 4,4% nel terzo trimestre.

Dopo due anni di recupero, di nuovo sotto i prezzi

Il confronto con l’inflazione spiega perché il dato conta. Nel 2022 e nella prima metà del 2023 i prezzi al consumo in Italia sono cresciuti a ritmi tra il 6% e il 12,5% annuo, mentre le retribuzioni orarie aumentavano tra lo 0,7% e il 2,4%. Dalla fine del 2023, con l’inflazione scesa intorno all’1-2%, i salari hanno iniziato a recuperare: per dieci trimestri consecutivi la loro crescita è stata superiore a quella dei prezzi.

Nel secondo trimestre del 2026 il rapporto si è invertito di nuovo. L’inflazione armonizzata italiana è passata dall’1,3% del primo trimestre al 3,0% (2,8% ad aprile, 3,2% a maggio, 3,0% a giugno), trainata dall’energia, mentre le retribuzioni orarie hanno rallentato al 2,1%. Nell’area euro, dove i salari crescono del 3,0% e i prezzi del 3,0%, il potere d’acquisto orario è rimasto sostanzialmente invariato.

Italia: retribuzioni orarie e inflazione, 2022-2026
Variazione % sullo stesso trimestre dell’anno precedente
Retribuzioni orarie (indice del costo del lavoro)Inflazione (IPCA, media trimestrale)

024681012I trim. 2022I trim. 2023I trim. 2024I trim. 2025I trim. 202612,53,02,1

Fonte: Eurostat, dataset lc_lci_r2_q e prc_hicp_minr. Elaborazione: Andrea Troisi · TroisiInsight · Troisi Ricerche.

Cinque anni: il potere d’acquisto perso non è tornato

Il recupero del 2024-2025 non è bastato a chiudere il divario aperto dalla fiammata dei prezzi. Tra il secondo trimestre del 2021 e il secondo trimestre del 2026 le retribuzioni orarie in Italia sono aumentate del 13,7%, i prezzi al consumo del 22,4%. In termini reali il salario orario medio vale il 7,1% in meno di cinque anni fa.

È il calo più ampio tra i 26 Paesi dell’Unione per cui i dati sono disponibili. Seguono la Cechia (−5,7%) e Malta (−4,6%), poi la Francia (−2,7%). Nell’area euro nel suo complesso le retribuzioni orarie (+22,7%) hanno quasi tenuto il passo dei prezzi (+23,5%), con una perdita reale dello 0,6%; nell’UE la perdita è dell’1,1%. La Germania è tornata in pari (+0,1%), mentre nell’Europa orientale la convergenza salariale ha prodotto guadagni reali consistenti, dal +36,2% della Bulgaria al +16,8% della Polonia.

Retribuzioni orarie reali, 2021-2026
Variazione % tra il II trimestre 2021 e il II trimestre 2026, retribuzioni orarie deflazionate con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo
ItaliaMedia UE / area euroAltri

−10010203040Bulgaria+36,2Croazia+25,9Ungheria+21,2Lituania+17,5Polonia+16,8Slovenia+13,5Romania+9,7Cipro+8,1Lettonia+6,7Grecia+5,4Portogallo+5,3Austria+3,4Estonia+2,6Irlanda+1,7Paesi Bassi+1,6Slovacchia+1,2Germania+0,1Finlandia+0,1Area euro−0,6Danimarca−1,0UE-27−1,1Svezia−1,1Spagna−1,3Lussemburgo−1,9Francia−2,7Malta−4,6Cechia−5,7Italia−7,1

Fonte: Eurostat, dataset lc_lci_r2_q e prc_hicp_minr. Belgio non disponibile. Elaborazione: Andrea Troisi · TroisiInsight · Troisi Ricerche.

Cosa aspettarsi

La differenza con il resto d’Europa non dipende da un singolo anno. Nella fase di inflazione alta i salari italiani sono cresciuti meno che altrove, anche perché la contrattazione nazionale adegua le retribuzioni con ritardo rispetto ai prezzi. Il recupero successivo è stato reale ma parziale, e il nuovo aumento dell’inflazione legato all’energia rischia di interromperlo.

I prossimi dati trimestrali diranno se il secondo trimestre è stato una parentesi o l’inizio di una nuova fase di erosione. I segnali dell’estate non sono incoraggianti: secondo le stime Eurostat l’inflazione italiana è rimasta al 2,9% a luglio ed è salita al 3,2% ad agosto, mentre nel secondo trimestre le retribuzioni orarie non mostravano segni di accelerazione. Senza un rallentamento dei prezzi dell’energia, anche il terzo trimestre rischia di chiudersi con salari reali in calo.