L’Europa si è data un obiettivo per il 2030: il 45% dei giovani tra 25 e 34 anni con un titolo di studio terziario (laurea, diploma ITS o equivalente). Nel 2025 l’Unione nel suo insieme è praticamente arrivata: 44,8%. L’Italia è a 31,1%, 26ª su 27, davanti alla sola Romania (23,0%) e con l’Ungheria (32,6%) appena sopra.
Il dato più preoccupante è la direzione. Dopo un decennio di crescita lenta ma costante, nel 2025 la quota italiana scende dal 31,6% al 31,1%. Il calo riguarda sia gli uomini (24,7%) sia le donne (37,8%).
Il divario di genere al contrario
In Italia, come nel resto d’Europa, le donne si laureano molto più degli uomini: 37,8% contro 24,7%. Un divario di oltre 13 punti che non si traduce, come vedremo, in un pari accesso al lavoro. Ma anche le giovani italiane sono lontane dalla media europea: la quota delle donne laureate nell’UE ha superato il 50%.
Perché conta
Il ritardo italiano ha cause che si sommano: un’offerta di istruzione terziaria professionalizzante (gli ITS Academy) ancora ridotta rispetto a Germania e Francia, un rendimento economico della laurea più basso che altrove, e l’emigrazione di una parte dei laureati, che non vengono più conteggiati tra i residenti. Il risultato è un circolo vizioso: le imprese investono poco in innovazione anche perché trovano poche competenze, e i giovani qualificati partono perché le imprese investono poco.